meraviglie 

Liturgia e danza

Stare alla presenza del Signore con tutto il proprio essere: lodare, ringraziare, implorare, attendere.

10/03/2020 - 30/06/2020  



Responsabile del laboratorio
Domenico Cravero



ATTIVITA' DIDATTICHE

PARTICOLARITA'
"Hai mutato il mio lamento in danza,
la mia veste di sacco in abito di gioia,
perché io possa cantare senza posa.
Signore, mio Dio, ti loderò per sempre." (Salmo 30, 12-13)
La Bibbia usa questi ed altri verbi per esprimere i diversi atteggiamenti dell'uomo davanti a Dio; la liturgia li riprende, li traduce in gesti e atteggiamenti: stare in piedi, mettersi seduti, camminare in processione...
Così l'uomo sta tutto alla presenza del Signore, con tutto il proprio essere loda e benedice, rende grazie, esulta, implora, attende...
La liturgia chiama in azione tutto l'uomo, perché tutto è chiamato da Dio a salvezza e l'uomo e la donna della liturgia sono l'uomo e la donna che si orientano alla speranza della risurrezione, quando anche il nostro corpo mortale sarà trasfigurato in pienezza dallo Spirito di Gesù risorto e l'umanità entrerà nella festa del Regno

Danziamo adesso, quasi per anticipare la futura danza dei risorti; danziamo, perché la liturgia della Chiesa c'invita a camminare verso Dio, ad alzare le braccia per benedirlo e invocarlo, a stringere le mani dei fratelli e sorelle in Cristo; danziamo, non perché c'importi prima di tutto di ciò che abbiamo da dire, ma perché che la gioia di Dio entri in tutto il nostro essere e che nulla - intelligenza e libertà, sentimenti e desiderio, spirito e corpo - resti fuori dalla potenza trasfigurante dello Spirito di Cristo.
Nella cultura occidentale il corpo è stato tenuto legato da secolari stereotipi di compostezza o semplice ritrosìa. Così la danza nel contesto europeo è fuori dal sacro e il momento della preghiera è associato all’immobilità assoluta. Siamo pigri spettatori, rigidi e stanchi anche nei pochi “movimenti” rimasti, tipo alzarsi in piedi, inginocchiarsi, alzare le braccia al Padre nostro...
La sacralità autentica è tutta nella persona divina e umana di Cristo: non vi sono altri parametri, se non si vuol ricadere in un sacro di tipo pagano. La liturgia tematizza l’intera vicenda di Gesù e del suo Corpo, la Chiesa. Ora sta a noi, come assemblea di discepoli, nella nostra cultura, intuire forme e modi di partecipazioni.


PROPOSTA
Insegnare a usare il corpo come forma di preghiera.
Non si tratta di prendere musiche e movimenti orientali e inserirli nella liturgia, ma di utilizzare i linguaggi performativi per dire i misteri cristiani.
Perché la danza sia fatta come un atto sacro non basta una rigorosa preparazione artistica, bisogna aver seguito prima un percorso spirituale personale.
La preghiera è meditazione personale e intima e il corpo non può prescinderne. La presenza fisica non ha alternative: tutto sta a modellare espressione e comunicazione, ispirandole dall’interno, in modo che il corpo si lasci abitare dallo Spirito.
Il timore è di qualche deriva. Occorre andare con cautela e fare, soprattutto, un profondo lavoro di formazione. Il rischio maggiore è quello di spettacolarizzazione e esibizionismo

1) Laboratori

2) Atelier


3) Celebrazione



NOTA
 Domenico Cravero
Liturgisti e artisti